giovedì 5 novembre 2015

MAZINKAISER SKL SUPER ROBOT CHOGOKIN 2015


Son trascorsi 5 anni dalla comparsa del primo Mazinkaiser SKL Super Robot Chogokin, Bandai lo propose insieme al primo DVD dell’anime in edizione Limited, denominata STARTER PACK. Ovviamente Il modello nel corso del tempo ha raggiunto quotazioni davvero improponibili, rendendolo inaccessibile alla maggior parte dei collezionisti. Ma come sempre Bandai si dimostra imprevedibile e con gran sorpresa annuncia l’edizione regolare del Mazinkaiser SKL, sempre in versione SRC. Si notano subito differenze cromatiche rispetto alla versione limitata, ma la vera novità è rappresentata dall’altezza che fa registrare ben tre centimetri di differenza in più, raggiungendo così i 17 centimetri.

Il packaging (20x20x11) è il tradizione della serie con blister in plastica a contenere modello ed accessori. Nel primo strato sono alloggiati il Mazinkaiser unitamente a due set di mani, due lame per le pistole, il perno per lo stand ACT ed alla parte frontale del mantello. Nella parte sottostante troviamo il resto della dotazione con l’immenso spadone dentato ed il mantello posteriore. In una bustina trasparente il solito foglio con le poche istruzioni. Possedendo l’edizione STARTER PACK noto immediatamente una sostanziale differenza, i materiali di cui è composto il modellino sono distribuiti in modo diverso. La sensazione è di estrema leggerezza ed i 264 grammi di peso, mantello compreso, confermano l’impressione iniziale. I materiali sono così distribuiti; busto, frontale e parte bassa posteriore gambe, articolazioni anche e caviglie sono in metallo. Le restanti parti del copro, insieme agli accessori, sono in plastica. Grandissima posabilità che, grazie agli snodi presenti, consente l’esatta replica delle fight poses viste nell’anime. Purtroppo nessuna delle articolazioni presenti è a scatto, di conseguenza la perdita di atrito fra le parti potrà precludere il corretto posizionamento della parte in causa. Nella mia copia ho avuto da subito problemi con lo snodo del busto che purtroppo tende ad arretrare al minimo sfioro. Fra le note positive invece annoveriamo la caviglia ad estrazione che consente moltissima inclinazione alla pianta del piede. Come citato nella descrizione del contenuto, è presente il mantello che va agganciato alla schiena tramite apposita fessura. Per completare l’aggancio bisogna però rimuovere la testa e procedere al fissaggio della parte frontale. Questo accessorio è posizionabile a piacimento grazie ai piccoli snodi presenti nella parte alta, in questo modo si possono realizzare pose dinamiche con il mantello svolazzante…..questa operazione però va ad incidere sulla stabilità generale del Mazinkaiser che dovrà essere bilanciato a dovere. E’ proprio in questo caso che si sente notevolmente la mancanza di articolazioni a scatto, tali soluzioni avrebbero consentito di sorreggere in modo più efficace il peso del mantello. Anche la parte anteriore è snodata e consente diverse posizioni, ma riduce notevolmente i movimenti delle braccia ed anche della testa. In definitiva un accessorio dall’impatto scenico notevole, ma che ai fini pratici risulta essere scomodo ed ingombrante. Osservando minuziosamente tutto il modello, ho potuto purtroppo constatare la presenza di piccoli segni ed imprecisioni su diverse parti del corpo. Questo, a mio modesto parere, denota poca cura per il prodotto e lo fa sembrare ancor più dozzinale!

Come noto il Mazinkaiser SKL combatte usando la grande spada dentata e le due pistole agganciate al petto, la cui sagoma rievoca inequivocabilmente il volto di Devil Man. Qui però Bandai si è dimenticata un accessorio fondamentale che invece è presente nell’edizione Limited…..il supporto per agganciare la spada alla schiena! In molte sequenze della serie il robot compare con lo spadone appeso dietro la schiena e questa mancanza la reputo davvero insensata! Le pistole, per essere impugnate singolarmente, devono essere sganciate dal petto e private della parte grigia. In sostituzione si usano le singole parti che si trovano nella confezione. Oltre ad essere usate come armi da fuoco, vengono impiegate anche come armi da taglio venendo semplicemente impugnate al contrario. Anche qui però si riscontra una piccola imprecisione, Bandai non ha dotato il modello di apposite mani per l’impugnatura delle pistole, ma bisogna adattare la loro presa alle mani forate che sorreggono la spada. Come ultima nota statistica segnalo che la spada dentata, con il manico completamente estratto, raggiunge la notevole lunghezza di 23 cm.

Sinceramente questa nuova versione Super Robot Chogokin del Mazinkaiser SKL mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca, le dimensioni aumentate erano un’ottima base per fare qualcosa in più rispetto alla versione STARTER PACK. Bandai non solo ha ridotto la quantità di metallo, ma ha reso questa produzione davvero poco curata anche sotto il profilo tecnico. La mancanza poi del supporto della spada è una pecca davvero fastidiosa. Esteticamente nulla da eccepire e l’introduzione del mantello valorizza ancor di più l’estetica del personaggio, anche se come detto penalizza la stabilità del Mazinkaiser. Io credo che bisogna fare una profonda riflessione su questi prodotti. Al lancio furono presentati come oggetti economici dalle dimensioni ridotte, ma che nel corso degli anni sono aumentati nelle dimensioni e soprattutto nel prezzo, andando di fatto a sostituire quelle che potevano essere produzioni Soul of Chogokin. Lascia davvero basiti pensare che solo pochi anni fa, con 60/70 euro ci si portava a casa uno splendido GX 51…..



sabato 17 ottobre 2015

GX69 GOLDYMARG - GOLDION HAMMER


Dopo la realizzazione del Gx68 Gaogaigar, Bandai attinge ancora dalla serie Sunrise ed estrapola il nuovo Soul of Chogokin Gx69, Goldymarg. Questo mecha dalle forme squadrate, diventa una potentissima arma che Gaogaigar usa per dare il colpo di grazia allo Zonder di turno. Un po’ a sorpresa quello che tutti si aspettavano come uscita TWS, (Tamashii Web Shop), viene invece rilasciato come Gx regolare. Evidentemente questa scelta è dettata dal successo di vendita avuto dal Gx68 che, proprio in questo mese di Ottobre, vedrà l’uscita della ristampa. 

La confezione è esteticamente massiccia, quasi a voler sottolineare il possente contenuto. Come sempre gli art work sono di grande impatto scenografico mettendo ben in risalto tutte le peculiarità del modello e dei suoi accessori. All’interno un box in polistirolo custodisce in due parti separate il mecha e gli accessori opzionali ad esso dedicati. Un blister in plastica trasparente invece accoglie le parti dello stand espositivo ed i restanti gingilli applicabili al modello. Il contenuto viene completato dall’immancabile libretto illustrativo a colori che ha il compito di guidarci in tutte le varie fasi delle trasformazioni. L’ingombro totale della scatola è di 36 x 25 x 15 cm.

Estraendo il modello ci troviamo di fronte alla sua prima configurazione, la Goldy Tank. Questo possente carro armato viene completato agganciando il Goldion Hammer che, in questa versione, funge praticamente da cannone. Le ruote sono realmente funzionanti mentre il cannone è orientabile verso l’alto in tre posizioni differenti. SISTEM CHANGE…..Dalla forma Goldy Tank si passa ora alla configurazione Goldymarg, i passaggi sono davvero semplici ed intuitivi, ma come sempre è meglio buttare l’occhio al libretto d’istruzioni per controllarne il corretto svolgimento. La trasformazione può essere riassunta in tre passaggi essenziali, rotazione delle gambe, delle braccia e fuoriuscita della testa. Le mani del mecha sono nascoste all’interno degli avambracci e vengono fatte ruotare all’esterno tramite uno sportellino. Qualche problemino per il sistema di sblocco che, complice la ruota presente, rende davvero scomodo questo passaggio. Ovviamente le mani non sono in scala con il Goldymarg, Bandai infatti ne ha inserite altre due paia più grandi, una a pugno chiuso ed una a mano aperta. Goldymarg è alto 21 cm ed ha un peso di 702 grammi. Il modello è costruito essenzialmente in plastica colorata in pasta, troviamo però il metallo nei punti cardine che essenzialmente gestiscono la trasformazione…..nelle articolazioni delle spalle, in quelle delle gambe, nei femori e nella parte terminale dei piedi. Esteticamente Goldymarg è riprodotto alla perfezione, peccato però che la parte posteriore delle gambe rimanga vuota mettendo in bella vista le articolazioni interne. Credo che almeno un pannellino applicabile lo si poteva realizzare! Discorso inverso per le piante dei piedi dove invece sono stati concepiti dei pannelli ripiegabili che, una volta uniti, vanno a formare la base di appoggio. La posabilità è discretamente buona, nulla di eccezionale, ma si possono replicare comunque alcune delle posizioni che si vedono nella serie tv. Le gambe sono sicuramente la parte più mobile del modello, godono davvero di un’ampia mobilità e possono anche ruotare sul proprio asse. Purtroppo però nulla è stato fatto per abbozzare un minimo movimento delle caviglie e inevitabilmente ci si ritrova con un bruttissimo effetto vintage. La testa di Goldymarg viene gestita da un piccolo snodo posto dietro di essa. Può essere discretamente ruotata ed inclinata verso il basso, ma non verso l’alto. Anche qui da segnalare un piccolo inestetismo dato che la testa rimane praticamente sospesa perchè priva di collo. Queste piccole “dimenticanze”, chiamiamole così, rimarcano ancor di più quella che è la vera natura di questo Gx69, un accessorio complementare al Gaogaigar.

SISTEM CHANGE…..ed eccoci alla trasformazione finale che unirà Goldymarg a Gaogaigar. Il corpo si separa dal martello, viene fatto fuoriuscire il pugno nascosto all’interno che verrà successivamente sostituito con un altro più grande ancora. Le gambe ruotano completamente all’indietro andandosi a bloccare sulla schiena del mecha, l’inserimento di un piccolo accessorio ne garantisce la stabilità. Infine le braccia si accorciano e vengono ruotate fino a bloccarsi nell’apposita sede. Abbiamo ottenuto la Marg Hand che fa registrare un peso di ben 409 grammi. E’ ora il momento di ottenere il Goldion Hammer, due semplici passaggi ci consegnano l’enorme martello con cui Gaogaigar assesta il colpo finale al grido di Hikari Ni Nara! Il Goldion Hammer è alto ben 36 cm con un peso di 293 grammi. E’ quasi totalmente in plastica, le uniche parti in metallo sono le barre che consentono la rotazione e lo spiegamento del manico. Bandai ha realizzato anche l’apertura a scatto delle due estremità della testa del martello, basterà premere la parte centrale indicata ed il gioco è fatto.

HAMMER CONNECT…..la fase di aggancio a Gaogaigar avviene molto semplicemente e al contempo offre due soluzioni differenti. La prima è la semplice connessione fra il braccio e la Marg Hand, mentre la seconda opzione è l’applicazione di una prolunga, dotata di un ulteriore snodo, che aumenta sensibilmente la distanza fra il Gaogaigar ed il possente avambraccio. Entra qui in gioco lo stand presente nella confezione, il suo impiego è praticamente obbligatorio per far sostenere l’enorme peso all’articolazione del Gx68. In realtà la classica posa con appoggio a terra è possibile anche senza l’impiego dello stand, ma il rischio che nel tempo ci sia un cedimento è molto alto! Questo accessorio consente di appoggiare la Marg Hand ed allo stesso tempo di fissare saldamente a terra il Goldion Hammer. Lo stand dispone di due parti intercambiabili che permettono due diversi appoggi per l’avambraccio. Il primo ad U è dedicato all’esposizione orizzontale andando a collocarsi nella zona addominale di Goldymarg. Il secondo è invece riservato all’esposizione verticale della Marg Hand che sfrutterà l’appoggio di due ruote su un’apposita base. La basetta a terra dello stand come detto è concepita per bloccare la parte terminale del Goldion Hammer, il fissaggio è consentito molto semplicemente da due fori in posizioni diverse che accolgono un centimetro dell’asta di sostegno. Davvero ben congegnata anche la presa della mano, le dita si chiudono a scatto con il pollice che funge da blocco. Nulla ovviamente è stato tralasciato da Bandai che ha inserito nella confezione del Gx69 tutti gli strumenti per poter replicare le varie fasi dell’attacco finale. E’ dunque possibile replicare la posa HAMMER HELL, sia nella fase di estrazione del chiodo dalla ruota che in quella finale. Da notare il praticissimo sistema di sgancio del perno della ruota per l’inserimento del chiodo, pigiando la ruota si ha lo sgancio del pezzo!  HAMMER HEAVEN è replicabile grazie al ribaltamento delle pinze presenti sulla Marg Hand, mentre la parte terminale del chiodo viene sostituita da una morsa per la sfera organica Zonder. 

Questo Gx69 è chiaramente destinato alle vetrine degli appassionati della serie Gaogaigar, chiaramente in bella compagnia del Gx68, ma difficilmente verrà acquistato da chi ha saltato l’uscita precedente. Come detto in precedenza la scelta di commercializzare quello che è di fatto un accessorio del Gaogaigar come Gx regolare, lascia un tantino perplessi, ma certamente alla Bandai avranno sicuramente ben chiaro il quadro della situazione vendite. Nulla da eccepire sul lavoro svolto per la realizzazione del modello che replica degnamente tutto ciò che avviene nella serie tv. Resta il rammarico per alcune scelte estetiche non proprio di primissimo ordine che fanno leggermente calare la valutazione globale di questo nuovo Gx69. Resta comunque un modello godibilissimo ed apprezzabile anche in versione Mecha e Carro armato. Chissà se Bandai continuerà con la serie Gaogaigar anche per il prossimo Gx, certamente gli accessori per il Gx68 non si esauriscono qui, Sthealt Gao 2, Gatling Driver e Dimension Pliers sono dietro l’angolo…..stay tuned. 



  




   

domenica 4 ottobre 2015

UNICORN GUNDAM METAL COMPOSITE


Mobile Suit Gundam Unicorn (機動戦士ガンダム UC [ユニコーン], Kidō Senshi GandamuYunikōn?) è un romanzo illustrato a puntate (light novel) dello scrittore giapponese Harutoshi Fukui,con disegni di Yoshikazu Yasuhiko e Hajime Katoki. È ambientato nell'Universal Century della sagadi Gundam. La vicenda si svolge nell'anno 0096 U.C., tre anni dopo l’ultimo conflitto tra Neo Zeon e laFederazione Terrestre, narrato nel lungometraggio “Il Contrattacco di Char”. La storia ruota attorno alle imprese del protagonista Banagher Links a bordo del Gundam Unicorn e svela in un lungo flashback anche i retroscena della colonizzazione dello spazio all'inizio dell'Universal Century. Dopo questa breve introduzione, veniamo al sodo ,ovvero a cosa si aspetta un fan di Gundam al rilascio di una nuova serie, e cioè la valanga di trasposizioni in action figure dei mecha protagonisti!! E di protagonisti ne abbiamo a dir poco due,l'RX-0 Unicorn Gundam ,e la mai troppo celebrata Metal Composite linea di Bandai dedicata ai gokin di Gundam.

LA SCATOLA:

Molto elegante e patinata, più grande che piccola misurando infatti 38x28x10 cm, riporta in primo piano l'RX-0 nelle due configurazioni trattandosi di un trasformabile ,e i dati identificativi stampati in rosso metallizzato-specchiato, cool!^^Al retro, la classica griglia con le action pose ,lista accessori e poco altro. All'interno due blister, uno classico in polistirolo dove alloggia il Gundam e le dotazioni principali, mentre mani e basetta alloggiano nel solito e collaudato blisterino bivalve trasparente. Discreto il parco accessori, tre coppie di mani, tre diademi di cui uno aperto uno chiuso e uno trasformabile (e qui si accontenta tutti, cosa non da poco!) scudo anch'esso trasformabile, fucile, bazooka, due gatling, vari caricatori, quattro beam saber e due spade. Dulcis in fundo la basettina, con stampato nome e cognome del modello, astina di supporto e piccoli perni  per agganciare il Gundam.

IL MODELLO:

Salta subito all'occhio ,per la preziosa e curata verniciatura bianca lievemente perlata(che sarà poi ancora più splendente nella versione “prism coating”,recolor del primo unicorn), per le proporzioni armoniose rese ancor più accattivanti dalla tinta monocromatica, e dall'inusuale diadema ad unicorno nella modalità normal. Anche l'altezza appaga lo sguardo, con 21 cm in normal mode, e 23 in destroy davvero una bella presenza scenica! Il peso, hai-hai, invece si sente(che manca!)assestando un discreto  270 g che rapportati all'altezza lo fanno “sentire” leggero. Il metallo, come in tutti i metal composite, rimane relegato all'interno, bacino, snodo ginocchia, snodo Gomiti, snodo caviglie, bicipiti, l'ampia paratia posteriore delle gambe e la “ghetta” mobile sopra il piede. Moltissime le decals perfettamente posizionate e definite sia sul Gundam che su tutti gli accessori. Buona infine la mobilità di tutte le giunture, tutte snodate con giunti ad attrito stabili e robusti, limitata in alcuni punti solo dal fattore trasformazione ,che andremo a vedere subito.

Destroy mode on! Praticamente ogni pannello dell'armatura viene coinvolto in una caleidoscopica girandola di piccole gimmik volte a far affiorare lo psico-frame sottostante rosso. Inoltre aumentano anche le dimensioni, caviglie cosce anche e busto si allungano, le spalle si allargano rendendo veramente aggressivo l'impatto visivo. Solo un appunto sulle proporzioni delle gambe che danno un po' l'impressione che il Gundam cammini sui trampoli dato il vistoso allungamento e la limitata escursione delle ginocchia. Stupefacente la trasformazione della testa ,con i due volti che scorrono uno sotto l'altro in modo semplice e intuitivo ,per altro alcuni passaggi meritano invece più che la solita cura. Quindi davvero un prodotto notevole, in entrambe le configurazioni. Ogni accessorio e combinazione di tali viene sopportata egregiamente dalle giunture e si mantiene stabile in quasi ogni posa lo si voglia esporre. Cura del dettaglio e realizzazione tecnica ai massimi livelli quindi per un soggetto che di certo non può mancare in collezione! Smanettando in rete tuttavia i prezzi non sono proprio popolari nonostante la recente ristampa.

Articolo di Michael Perbellini
Foto di Paolo Fasciani




domenica 1 marzo 2015

SHIN GETTER 1 CHANGING SET BLACK VER. EX GOKIN


Vi siete persi un modello della serie Ex Gokin? Sedetevi tranquillamente sulla riva del fiume ed aspettate che “passi” il prossimo repaint…..Come accade ormai da tempo, molte produzioni di casa Fewture hanno una seconda versione, il più delle volte chiamata repaint. Dal famoso capostipite (Black Getter) fino ad oggi, quasi tutti i mecha del catalogo Ex vantano una versione alternativa con variazioni cromatiche e nuovi accessori. Non poteva certo sfuggire al rito del recolor uno dei modelli più imponenti della serie Ex Gokin, lo Shin Getter 1. Per questa reissue Fewture ha optato per una colorazione dark, rendendo ancor più aggressivo l’aspetto del suo gigante di ferro…..signori ecco a voi la Black Version Changing Set. Scopriremo nel corso di questo articolo le novità introdotte per questa nuova edizione, analizzeremo la colorazione ed avremo anche alcune gradite sorprese! 

La confezione è ovviamente identica esteticamente a quella del suo predecessore, ma con qualche centimetro in più. Classico brown box con il nome e la numerazione della serie, qui EXG61. All’interno l’enorme scatola in cartoncino lucido (53x34x20) custodisce questa volta ben tre contenitori in polistirolo. Il primo è riservato al modello con la testa e le due maschere facciali, ai vari set di mani, le lame per le braccia, le ginocchiere, la Getmachine Eagle e le “famigerate” ali! Nei vani sottostanti troviamo invece i due display stand. Il secondo box contiene tutte le armi, quelle da taglio con tanto di basettina d’appoggio e quelle da fuoco…..La grande Tomahawk, la falce e i due fucili combinabili. Il terzo più piccolo racchiude i nuovi accessori ed introduce l’utente alla nuova estetica ottenibile…..Una mano con artigli, tre grandi lame per il braccio ed una enorme “sciarpa” in pvc…..Come sempre è presente l’ormai classico foglio illustrativo in bianco e nero riportante le varie fasi di assemblaggio accessori e le indicazioni sui movimenti replicabili dal modello.

Come avrete sicuramente capito, la vera novità è la possibilità di ottenere una modalità in stile Black Getter Ryoma Mode che, è bene precisare, rimane una pura invenzione di casa Fewture. Sganciando la testa si procede con l’inserimento della “sciarpa” in pvc che va ad inserirsi nella cavità che c’è fra la parte terminale del collo ed il petto. A differenza di quella del Black Getter, questa è decisamente più grande, pesante ed esteticamente molto più appariscente. La parte frontale avvolge il volto dello Shin lasciando in vista la porzione superiore del viso. Posteriormente sono stati creati due lembi distinti che possono essere posizionati a piacimento, sia in altezza che in larghezza. Questi movimenti sono gestiti da due piccoli snodi in plastica molto simili a quelli usati nella serie Revoltech, volendo possono anche essere tolti in modo da ottenere un’estetica più simile al design originale del Ryoma Mode. Questo accessorio però di fatto toglie moltissima mobilità alla testa annullando completamente la possibilità di muovere il collo e quindi di sfruttarne la grande libertà data dalla doppia gimmik presente. In più anche la fase rotatoria viene molto ridimensionata a causa dello sfregare delle corna contro la struttura dell’accessorio. Qui Fewture avrebbe potuto creare una testa apposita senza protuberanze laterali per ovviare a questo problema, questione di dettagli insomma. Questo nuovo gadget impone anche particolare attenzione verso un’altra parte del modello, le spalle. I “fronzoli” laterali sfiorano letteralmente, questione di millimetri, l’interno spalla rischiando seriamente di graffiarne la verniciatura. Conseguentemente quindi bisogna prestare più attenzione al posizionamento delle spalle cercando di tenerle in posizione più arretrata. La modalità Balck Getter si completa con l’applicazione dei due restanti nuovi optional che contribuiscono ad incattivire ulteriormente lo Shin Getter 1. La mano destra è un tutt’uno con la struttura, molto simile ad un tirapugni, dove sono agganciati i quattro artigli. Esteticamente il risultato è molto convincente, una stilizzazione più elaborata unita alla possibilità di movimento per ogni singola parte, dona un’opzione estetica in più molto gradita. Ultima parte della “trasformazione” riguarda l’avambraccio sinistro che vede l’inserimento di tre lame di notevole dimensione. Decisamente bella la sagomatura con l’inserimento di piccoli particolari incisi direttamente sulle lame, mentre dal punto di vista puramente funzionale, risultano essere decisamente ingombranti e leggermente scomode quando si decide si cambiare posizione al braccio. Shin Black Getter Mode…..27 cm di altezza per 1040 grammi di peso ed una “cattiveria” estetica ben studiata, colpiscono decisamente duro al cuore del collezionista Fewture!

La colorazione si avvale di tre tinte principali ed una di contorno…..nero, grigio e viola sono ben distribuiti sulle varie parti del corpo sposandosi perfettamente uno con l’altro non risultando mai eccessivi. Il verde rifinisce e spezza cromaticamente diversi punti del modello facendo risaltare i particolari a cui è abbinato. Lo troviamo sul frontale  delle tibie, nella parte centrale delle cosce, sui fianchi, sulle braccia, sul petto ed ovviamente in una delle maschere facciali. Anche sulla Getmachine Eagle troviamo chiaramente il medesimo gioco di colori anche se qui il nero domina in maniera assoluta tutta la struttura. Fewture ha optato per una colorazione non molto aggressiva, probabilmente uno Shin completamente nero sarebbe risultato visivamente appesantito data la sua mole. Invece l’inserimento degli altri colori ammorbidisce e slancia l’estetica del modello e mette ancor di più in risalto i particolari e le forme del corpo. Molto bello anche il painting scelto per le armi con tonalità di grigio diverse fra loro, l’abbinamento cromatico chiaro/scuro permette anche qui di far risaltare i molti particolari presenti, soprattutto sulle armi da fuoco. 

Strutturalmente lo Shin Getter 1 è concepito in modo identico alla versione precedente, frame interno in plastica con articolazioni a scatto, mentre all’esterno abbondano le parti in metallo. L’occhio attento del collezionista però cade inevitabilmente su di un particolare specifico…..il busto risulta essere più alto! Fewture ha di fatto alzato tutta la parte superiore che ora non rischia più di toccare l’interno della sede al bacino, con questa soluzione tutto il busto acquista molta più mobilità rispetto alla versione precedente potendo ora ruotare, inclinarsi e piegarsi davvero a nostro piacimento. Oltre a questo viene anche scongiurato il rischio di graffiare la verniciatura, problema questo che purtroppo affligge il primo Shin prodotto. Altra novità riguarda la modifica dell’aggancio al display stand che è stato completamente riprogettato rendendo ora semplicissima l’operazione di aggancio. Tutti sicuramente ricordate i problemi della prima versione con l’assurdo sistema concepito che andava irrimediabilmente a graffiare il modello durante la fase di fissaggio. Bene, nella Black Version tutto questo rimane solamente un ricordo perché il nuovo sistema, molto simile a quello usato nei Getter G, permette l’inserimento in una frazione di secondo. Basta alzare le coperture posteriori, infilare il perno e bloccare l’uncino nella parte sottostante, fine! Oltre a questo è stata aggiunta anche la possibilità di muovere e ruotare la parte superiore dello stand in modo da essere facilmente adattata alla posizione del modello. Ho lasciato volutamente alla fine la descrizione della ali, vero tallone d’Achille del primo Shin Getter…..Fewture non poteva certo permettersi un’altra figuraccia ed ha lavorato in modo direi eccellente per consegnare al cliente finale un prodotto davvero privo di problemi, soprattutto su queste parti. L’alloggiamento nella confezione è stato rimodellato e reso più largo in modo da non comprimere all’interno le ali e provocarne quindi la rottura. Estraendo ed aprendole le ho paragonate a quelle della prima versione con il seguente risultato; il materiale plastico è qualitativamente superiore ed affidabile, non si ha la brutta sensazione di fragilità delle precedenti. Apertura e chiusura risultano perfette ed eseguibili ora in tutta tranquillità. Il servizio fotografico ovviamente mi ha permesso di testare a fondo l’affidabilità delle ali, dopo averle aperte e chiuse parecchie volte gli snodi sono rimasti della medesima rigidità iniziale…..finalmente! 

Fewture si presenta alla prova d’appello ben preparata consegnandoci uno Shin Getter 1 decisamente migliorato. Il busto più alto, l’aggancio dello stand cambiato e un paio d’ali finalmente solide, fanno raggiungere la piena promozione alla casa giapponese. Verrebbe quasi quasi da dire…..ma non potevate pensarci prima?! La nuova modalità Black Getter si rivela poi esteticamente molto azzeccata, surclassando nettamente quella classica (Shin Black) rendendo quasi obbligatoria l’esposizione del modello in tale modalità. Certamente la colorazione classica dell’anime rimane sempre la preferita, ma se volete avere in collezione uno dei modelli più imponenti ed esteticamente più azzeccati della serie Ex Gokin, allora buttatevi senza indugi su questa nuova versione Changing Set, ne rimarrete senza dubbio affascinati!