venerdì 5 gennaio 2018

WAR MACHINE MK3 DIECAST BY HOT TOYS



C’è sempre una guerra da combattere, siano alieni o scagnozzi di Ultron, gli Avengers hanno sempre un bel da fare. Nel film Capitan America: Civil War, si trovano divisi in due opposte fazioni e, addirittura, a combattere gli uni contro gli altri. Ovviamente a capo di uno dei gruppi c’è Tony Stark con l’immancabile amico James Rhodes che, per l’occasione, sfoggia la nuova armatura War Machine MK3. Come sempre le pellicole della Marvel Studios sono terreno fertile per le riproduzioni dei personaggi protagonisti e le varie case di produzione riempiono il mercato con i loro prodotti dedicati. Numero uno incontrastata è ovviamente Hot Toys che realizza per la serie Diecast la nuova incarnazione di War Machine.


La confezione è la classica a cui siamo ormai abituati con all’interno il box in polistirolo ed il blister alloggiato nell’incavo sul retro. Nel contenitore principale c’è la War Machine contornata dalle varie coppie di mani, la seconda maschera facciale, il casco con il volto di Rhodes e la machine gun da applicare sulla schiena. Nel vassoio sottostante invece tutti gli altri accessori; la pettorina danneggiata, il manganello, i lancia missili, i cannoni per le braccia, le batterie con il cacciavite e la basetta espositiva con l’apposito sostegno. Come ogni produzione Hot Toys troviamo il libretto delle istruzioni, rigorosamente in bianco e nero, che ci guida all’inserimento delle batterie ed al corretto uso delle varie sezioni della MK3.


La nuova War Machine mostra immediatamente i muscoli mettendo in evidenza dettagli e pesantezza. La figura raggiunge i 35 cm di altezza per 1260 grammi di peso. Le parti in metallo non sono moltissime, ne abbiamo nelle spalle e soprattutto nelle gambe. Cosce, articolazione ginocchia e polpacci sono dunque realizzate in diecast e contribuiscono a zavorrare a dovere la MK3. Ad eccezione di quelle appena citate, tutte le altre articolazioni sono ad atrito, scelta questa che comincia secondo me ad essere obsoleta su questo genere di produzioni. Nonostante questo la War Machine gode di notevole posabilità e resistenza. Il busto è estensibile ed inclinabile andando ad interessare anche la parte addominale. La sezione superiore pettorale può a sua volta compiere anche la rotazione indipendente. Le braccia dispongono di totale libertà, rotazione a 360 gradi, flessione avanzata verso il busto e piegamento avambracci ad un massimo di 90 gradi o poco più. In questo punto è molto importante osservare il richiamo delle istruzioni che indicano la parziale estrazione del doppio snodo prima del piegamento. Dal bacino in giù ritroviamo soluzioni già usate su precedenti modelli, ma si dimostrano sempre molto efficaci e semplici da usare. Le gambe oltre ai classici movimenti possono scendere compiendo tre scatti. Questa soluzione consente di liberare spazio e quindi concedere più escursione verso l’alto. Il bacino si apre in quattro punti, due frontali e due laterali consentendo il massimo della posabilità possibile senza il pericolo di graffiare le varie parti interessate. Davvero esaltante la caviglia che finalmente concede un piegamento davvero ottimale rispetto alle precedenti produzioni. Anche qui pannelli apribili lateralmente e posteriormente per la gestione in totale sicurezza.


Sul fronte armamenti la nuova MK3 ripropone e amplia il concept di base della MK1 con la machine gun sulla schiena, i lancia missili sul busto e le mitragliette sulle braccia. Questa nuova versione introduce due bocche da fuoco in più per gli avambracci ed una sorta di manganello energetico. A differenza della prima War Machine, Hot Toys ha optato per la soluzione attacca/stacca. I tre lancia missili quindi non fuoriescono dalla struttura, ma devono essere agganciati sollevando le due placche grigie frontali ed il piccolo pannello accanto al collo. La machine gun è di piccole dimensioni, più compatta rispetto alle due versioni precedenti. E’ posizionabile, ma non più scorrevole dietro la schiena. La vera novità è rappresentata dal manganello che è dotato anche di illuminazione interna. Quasi invisibile l’interruttore di accensione, è talmente piccolo che ho dovuto usare una piccola punta per muoverlo nella posizione on. Nota negativa per l’impugnatura di quest’arma, per essere brandita necessita obbligatoriamente dell’uso delle mani con le dita snodate. La presa non risulta quasi mai ben salda purtroppo, a mio parere Hot Toys avrebbe dovuto realizzare le mani appositamente dedicate. 


Letteralmente da orgasmo è il painting dell’armatura con dettagli davvero stupendi. Impazzisco sempre nell’osservare i piccoli graffi e scalfitture sapientemente dipinte su tutta la corazza. Bellissimo poi il particolare con piccole teste dipinte sul lato destro del pettorale. Credo che questo tipo di tecnica sia uno dei valori aggiunti che contraddistinguono queste realizzazioni Hot Toys. Il volto di Don Cheadle è il medesimo usato nelle due War Machine Diecast precedenti, sempre fedelissimo all’originale. Visto ciò che accade nel film, sarebbe stata molto gradita l’introduzione di un secondo casco danneggiato con il volto di Rhodes ad occhi chiusi, più che altro per completezza. Immancabili i punti con illuminazione, occhi, petto e palmi delle mani. Gli interruttori sono come sempre nascosti all’interno della struttura e vi si accede tramite la rimozione dei pannelli dedicati. Come sempre va sottolineata la scarsa durata di quelle che gestiscono l’illuminazione degli occhi, perdono intensità nel giro di pochi minuti. Abbastanza anonima la basetta espositiva che ripropone un poco il vecchio stile delle primissime edizioni in plastica. Da segnalare il rifacimento dell’asta di sostegno che presenta il corpo esterno ben solido.


La terza evoluzione della War Machine può essere definita come un sapiente mix delle due versioni precedenti. L’aggressività della MK1, il corpo longilineo della MK2 fuse in una nuova ed incredibile macchina da combattimento. Hot Toys dal canto suo realizza l’ennesimo capolavoro artistico mostrando ancora una volta tutta l’esperienza e bravura degli artisti JC.Hong e Kojun. Alcuni particolari vanno ancora migliorati, ma è fuori discussione che queste produzioni sono dei capolavori assoluti nel loro genere.