domenica 5 maggio 2019

MAZINGER Z INFINITY METAL BUILD


Soul of Chogokin…..DX Soul of Chogokin…..Super Robot Chogokin…..basta scorrere il catalogo Bandai per accorgersi della presenza di Mazinger Z nelle serie più famose della casa nipponica. Per festeggiare i 50 anni di carriera del maestro Go Nagai, Toei Animation realizza nel 2017 un nuovo film di animazione dedicato al celebre robottone . Nel febbraio 2018 ecco arrivare puntuale la nuova realizzazione Bandai che, con grande sorpresa generale, sceglie la prestigiosa linea Metal Build per il nuovissimo Mazinger Z Infinity.

La confezione è come sempre molto curata e d’impatto, sulla facciata posteriore sono addirittura presenti alcune immagini tratte dal film messe in accostamento a quelle del modello. All’interno box in polistirolo per modello e stand, mentre tutti gli accessori sono alloggiati in 3 blister di plastica trasparenti. Chiude come sempre il libretto illustrativo a colori.

Il nuovo Mazinger Z è stato rivisitato esteticamente, sul corpo ora sono presenti tutta una serie di pannellature che svecchiano in modo superbo il design del mecha. Il nuovo tratto concepito da Go Nagai rende il Mazinger Z più attuale e possente rispetto a quello originale.

Il modello realizzato da Bandai include tutte le peculiarità della linea Metal Build, metallo per il frame interno e plastica per l’armatura esterna. Grandissima posabilità come sempre, le articolazioni, pur essendo sempre tutte ad attrito, presentano un’eccellente resistenza e tenuta, anche con pose particolarmente dinamiche a terra. Verniciatura e finitura generale sono, come sempre, al top della qualità. Il modello risulta privo di qualsiasi tipo d’imperfezione!

Anche gli accessori sono stati ovviamente rivisitati, stupendo il Jet Scrander con le pannellature rosse a doppia tonalità disposte sulle due facce delle ali. Ali che possono assumere tre posizioni diverse grazie allo snodo interno. Possono essere anche piegate in verticale, proprio come si vede nel film prima della fase di lancio. Bandai ha inoltre realizzato delle effect parts per simulare il funzionamento dei reattori, basta semplicemente agganciarli nelle apposite sedi. Nella confezione è anche presente un apposito piedistallo qualora si volesse esporre il Jet Scrander separato dallo Z.

Il parco accessori dello Z Infinity comprende anche tutte le classiche armi che conosciamo, fra cui gli Iron Cutter ed il gigantesco Missile Centrale. Bandai ha inoltre realizzato anche le Southern Cross effect parts da applicare alle ali. Per chi non lo sapesse, le Southern Cross Knife sono delle lame che il Mazinger Z lancia dal Jet Scrander. Sono presenti anche le powerful effect parts da applicare ai pugni per simularne il lancio. Possono essere agganciate alle braccia o essere fissate agli appositi sostegni trasparenti ed essere quindi posizionati lontano dallo Z. Immancabili le due versioni del Pilder, una con ali aperte ed una chiuse per essere agganciato alla testa dello Z.

Non può certo mancare il display stand che, nella linea Metal Build, è sempre accessorio importante e molto apprezzato. Curiosamente però Bandai ha modificato il braccio di supporto inserendone uno molto più piccolo e con pochissima escursione verso l’alto! Scelta veramente incomprensibile perché rende quasi impossibile la riproduzione di pose dinamiche volanti! Per realizzare il servizio fotografico ho dovuto arrangiarmi un po’ ed inventarmi una soluzione alternativa. Insieme alla basetta vengono forniti due supporti differenti. Il primo è il classico già visto nelle produzioni passate, il secondo è dedicato all’esposizione dello Z in fase di volo con lo Scrander agganciato. Peccato per la poca mobilità della testa che non arretra in modo sufficiente.

Sorvolando sulla pecca del Display Stand, il resto è da top quality model. La dotazione accessori è impreziosita dalle effect parts che rendono moltissimo una volta posizionate sul modello. La qualità poi della realizzazione Metal Build rende questo Mazinger Z Infinity un must have per tutti gli amanti del mitico robottone creato da Go Nagai.



domenica 28 aprile 2019

CROSSBONE GUNDAM X1 METAL BUILD


Dopo la visione del film Gundam F91 in molti si saranno chiesti che fine abbiano fatto quei personaggi e come mai non se ne sia più parlato. In realtà la storia un seguito lo ha avuto, ma sotto forma di manga. Mobile Suit Crossbone Gundam narra le avventure della Crossbone Vanguard contro l’autoproclamatosi Impero di Giove. Per affrontare battaglie in una zona spaziale dove la gravità è così forte viene sviluppato il Gundam F97, consegnato in gran segreto a Berah Ronah e rinominato Crossbone X1. A pilotarlo sarà Seabook Arno con lo pseudonimo di Kincade Nau.

Bandai inserisce nella linea Metal Build un Gundam decisamente iconico. Nonostante non si sia mai visto in alcuna serie animata, il suo aspetto piratesco è stato sempre apprezzato dai collezionisti di model kit che hanno decretato il successo del suo mecha design nel corso degli anni.

Aprendo la confezione troviamo un alloggiamento di polistirolo che ospita il mobile suit e tre blister di plastica che contengono le parti opzionali e il display stand. Il Crossbone è anche il primo Gundam Metal Build dotato di Core Fighter. Ciò è dovuto al fatto che questi porta con sè i quattro reattori supplementari per permettere al mobile suit di muoversi nello spazio in prossimità di Giove. Ad agganciamento avvenuto i reattori si dispongono sulla schiena del robot assumendo l’aspetto a X che simboleggia due ossa incrociate.
La linea Metal Build è ormai una garanzia per quanto riguarda la qualità tecnica e il Crossbone non tradisce per nulla questa fama. Gli snodi ad attrito in metallo sono solidissimi, ma al contempo la posabilità degli arti è molto elevata. Le spalle oltre che a estrarsi e piegarsi in avanti possono muoversi verso l’alto. Inoltre la parte frontale non è fissa, ma si solleva a sportellino. In questo modo è possibile disporre le braccia ortogonalmente rispetto al corpo senza ruotare le spalle, data la presenza di un doppio snodo. Le armi opzionali sono numerose.

Ruotando le zone a disco sui fianchi del mobile suit si rivelano i punti di incastro in cui agganciare la Buster Gun e l’elsa della Beam Zanber. Le due armi possono anche unirsi formando il lanciagranate Zanbuster.
Sulla parte esterna degli avambracci sono alloggiati dei generatori di fasci di plasma che possono prendere l’aspetto di scudi o cunei. Questi possono anche ruotare posizionandosi di fronte ai pugni. Nella confezione sono incluse le effect part a forma di scudi (Beam Shield) e di cunei (Brand Marker).
Dai polpacci si possono estrarre le impugnature delle Heat Dagger. La lame vanno assemblate a parte, ma oltre che alle impugnature si possono agganciare anche alle piante dei piedi.

Le due parti frontali mobili del gonnellino possono sganciarsi e trasformarsi in pinze, rimanendo collegate al bacino tramite delle catene. In questa conformazione prendono il nome di Scissor Anchor. È inoltre possibile agganciare la Beam Zanber alle pinze.

È presente in dotazione anche una seconda testa opzionale. Quella di serie ha un meccanismo che le permette di aprire la bocca. Quella opzionale ha invece l’occhio destro bendato. É possibile invertire i pezzi e rendere bendata la testa con la bocca apribile.

Trattandosi di un Gundam non possono mancare le classiche Beam Saber. Le else fanno parte del Core Fighter e si infilano in appositi vani che si trovano ai lati del collo del robot. Per utilizzarle bisogna quindi estrarre il Core Fighter e staccarle. Anche per loro esiste ovviamente l’effect part, ma fate attenzione perché i perni sono molto sottili. Infilare l’effetto beam è facile, ma l’estrazione bisogna farla con calma e delicatezza per evitarne la rottura.
Un altro elemento piratesco è la presenza di un pappagallo meccanico che si piazza sulla spalla destra del mobile suit. Si chiama Billy ed è un mezzo di ricognizione.

A completare il modello c’è infine l’Anti-Beam Coating Mantle. Bandai lo realizza in vera stoffa sagomandone l’aspetto in modo che sembri usurato, tramite degli strappi irregolari sui bordi e buchi di dimensione variabile sulla sua superficie. Si tratta della croce e delizia del Crossbone. “Delizia” perché un pirata deve avere anche il mantello. E se per di più funziona anche come elemento di difesa non è un semplice orpello, ma un equipaggiamento importantissimo.
 
“Croce” è il modo in cui va assemblato. Il tessuto di cui è fatto il mantello è disseminato di piccoli fori che nel lato esterno vanno occlusi con degli stopper gialli che a loro volta si incastrano nel lato interno su dei listelli di plastica grigia. Questo fa sì che il mantello non svolazzi. L’operazione è molto laboriosa perché gli stopper hanno dimensioni microscopiche e i buchini in cui devono infilarsi lo sono ancora di più. Il fronte del mantello presenta una replica della parte superiore del busto del Crossbone. Ad esso vanno agganciati i listelli con snodo a sfera che servono per disporre il tessuto nella posa desiderata. Una volta completata questa operazione bisogna sganciare dal mobile suit la parte superiore del busto e sostituirla con quella bardata col mantello. Per permettere l’agganciamento bisogna però piegare tutti e quattro i reattori verso il basso, perdendo così l’iconica posa con i reattori a X sulla schiena. Inoltre la parte di tessuto che ricopre le spalle va bloccata con delle apposite clip.

In conclusione ci troviamo di fronte ad un ottimo modello, con una dotazione accessori più che soddisfacente e dall’impatto visivo magnifico. Bandai non sbaglia un colpo con la serie Metal Build, in questo momento è decisamente il fiore all’occhiello della compagnia giapponese. L’unico appunto che posso fare a questa produzione, riguarda la difficoltà dei posizionamenti con il mantello montato, ma con un po’ di pazienza comunque si riesce tranquillamente a replicare ottime posizioni dinamiche.



domenica 7 aprile 2019

GX72 DAIZYUZIN MEGAZORD SOUL OF CHOGOKIN


Nel lontano 1975 Il geniale Shotaro Ishinomori (Ryu il ragazzo delle caverne, Cyborg 009, Kamen Rider) inventò un filone di telefilm chiamato in gergo “super sentai”, dove una squadra composta generalmente da cinque membri, ognuno con la divisa di colore diverso, affrontava il male. Il primo della serie fu Goranger, ma i protagonisti combattevano usando arti marziali varie e il fantascientifico mezzo volante Varidorin (già recensito su queste pagine nella sua interpretazione Unifive). La prima serie con un robot fu la terza, Battle Fever J (il Battle Fever Robo venne poi proposto come soul of chogokin GX30). Bisognerà attendere la quinta, Sun Vulcan, per avere il primo robot frutto di un agganciamento di mezzi diversi.

Ma è solo con la sedicesima, Kyoryu sentai Zyuranger (Zyuranger, la squadra dinosauri), che gli americani si accorgono del successo che hanno questi spettacoli in Giappone e del merchandise ad esso legato. Ecco quindi che la serie viene acquistata per l’occidente... ma tutte le parti recitate dagli attori giapponesi in abito civile vengono sostituite con del nuovo girato con attori americani, mentre le scene di battaglia rimangono le stesse (escluse quelle col sangue). Nascono così i Mighty Morphin Power Rangers. Il robot Daizyuzin (si pronuncia Daigiugin e significa Grande bestia divina) diventa quindi il Megazord. Il resto è ormai storia. La serie arriva in Italia nel 1994 seguita da molte altre.

Sempre più orientata verso il mercato americano, Bandai decide quindi di realizzare una versione Soul of Chogokin del Daizyuzin (dotato di scatole diverse a seconda del mercato di riferimento, come successo con il Golion/Voltron). I mezzi che compongono la squadra sono un Tirannosauro, un Mammut, una Tigre dai denti a sciabola, un Triceratopo e uno Pterosauro. Visivamente colori e struttura ricordano molto il Golion, ma il Daizyuzin nonostante la buona fattura si dimostra purtroppo inferiore al collega. Le cinque bestie divise infatti non godono di grande mobilità. Il Mammut, lo Pterosauro e il Triceratopo sono in pratica degli stoccafissi, mentre il Tirannosauro e la Tigre sono decisamente più giocabili. Per la Tigre si sarebbero potute riciclare le soluzioni studiate per i leoni di Golion, ma Bandai opta per qualcosa di più semplice (infatti le zampe non si allargano). Il Tirannosauro muove la coda in diversi modi ed ha qualche gimmick al petto e alle braccia. Se il confronto col Golion dovesse essere fatto solo per le parti che li compongono, Il Daizyuzin finirebbe sotterrato. Ma per fortuna le cinque bestie possono unirsi! Molto buona la trasformazione del Tirannosauro e spettacolare quella del Mammuth (un tripudio di parti che si aprono, si dividono e si ripiegano), mentre Tigre e Triceratopo replicano in pratica la trasformazione delle gambe del Golion. I perni di connessione sono però più corti e il piegamento del ginocchio non raggiunge una grande angolazione. Per finire, lo pterosauro ripiega le ali e diventa il petto del robot. L’unica arma in dotazione è una spada, mentre la testa del Mammuth diventa uno scudo... invero un po’ piccolo. Forse sarebbe stato il caso di inserire una seconda copia più grande, visto anche il prezzo poco economico del modello. Prima di realizzare la trasformazione in robot è anche possibile replicare la trasformazione in tank, anch’essa molto interessante ed originale. Ad ogni modo, una volta compiuto l’agganciamento ci troviamo di fronte a un bel modello molto posabile a livello delle braccia e che oltre alle ginocchia può sfruttare gli snodi del bacino per ottenere un aspetto più dinamico.

Personalmente, l’unico vero appunto che posso fare al Daizyuzin è che sembra davvero un giocattolo di lusso più che un modello da collezione, ma questo credo sia un limite intrinseco ai super sentai componibili, dato che sullo schermo apparivano davvero dei giocattoli trasformabili. Mentre la forma unita era la classica tuta indossata da qualche povero attore. Fatti tutti i distinguo del caso però, giudico il GX72 un buon prodotto, meritevole di essere un Soul of Chogokin. I difetti riscontrati, forse inevitabili, mi portano però anche a dire che il prezzo proposto è ingiustificato, specie se lo paragoniamo al Golion.

Recensione a cura di Cristian Giorgi - Foto di Paolo Fasciani.