venerdì 9 giugno 2017

METAL BUILD GUNDAM ASTRAY BLUE FRAME - FULL WEAPONS



La serie Metal Build prosegue sotto il segno di Mobile Suit Gundam Seed Astray. Dopo il Gold ed il Red, arriva  immancabilmente il terzo Astray, il Blue Frame. Con una spruzzata di blu ed un parco accessori di notevole spessore, Bandai piazza un'altra perla pronta ad entrare nelle nostre collezioni.

La confezione è presso che identica in dimensioni a quella del Red Frame. All'interno c'è il solito box in polistirolo a contenere modello e basetta, mentre nel blister in plastica sono alloggiati gli accessori. Il libretto illustrativo spiega essenzialmente i movimenti riproducibili dal Mobile Suit ed i vari alloggiamenti dei numerosi armamenti. Non a caso la versione è denominata Full Weapons.

Come in ogni Metal Build abbiamo un modello con frame in metallo e coperture esterne in plastica che, come nel predecessore, sono in pasta precolorata arricchita da una finitura lucida. Non mancano loghi e scritte dislocate in varie parti del corpo perfettamente leggibili nonostante alcune siano di dimensioni ridotte. La posabilità è come sempre impeccabile grazie ai molti snodi, tutti ad atrito, che Bandai ha realizzato. Dalla testa ai piedi c'è davvero grande libertà di movimento per ogni singola parte del corpo, perfino i polsi hanno una propria articolazione. Il livello di finitura generale quindi risulta essere davvero di ottima qualità replicando perfettamente quello dei modelli precedenti della serie.

Tralasciando la diversa colorazione, in sostanza il Mobile Suit è identico a quello uscito in precedenza. Mi sembra doveroso quindi spostare l'attenzione su quella che è la vera novità, ovvero la dotazione accessori. Bandai ha realizzato davvero un piatto molto ricco, gli armamenti a disposizione sono molti e davvero realizzati con cura impeccabile. Andiamo con ordine e cominciamo con l'elenco di tutti i vari componenti:

M68 CATTUS – cannoni sr (senza rinculo) da 500 mm
M68 BALTHUS – torrette lanciamissili teleguidati con 3 proiettili
Torrette lanciamissili teleguidati con 8 proiettili
Anti-Beam Shield – scudo
Beam Rifle – fucile mitragliatore
Laser Sword – spade laser

Oltre alle armi troviamo anche altre cosucce, due caricatori per i cannoni, due back pack, i supporti per montare le varie torrette e tre coppie di mani.

Grazie a tutti questi accessori possiamo dunque scegliere in quale modalità esporre il nostro Astray Blue Frame. La classica ha come dotazione il fucile e lo scudo. Quest’ultimo può essere agganciato al braccio o anche essere impugnato grazie all’apposita mano. Anche il Beam Rifle però può essere fissato al braccio, un piccolo perno fuoriesce dalla struttura che viene poi agganciato all’apposita sede all’altezza del gomito. Il back pack classico fornisce come da tradizione il supporto per le impugnature delle spade laser. La modalità Full Weapons prevede l’aggancio al Mobile Suit di tutte le armi in dotazione. Per realizzarla occorre il supporto di alcuni accessori. Il grande back pack ha il compito di sostenere sia i cannoni Cattus che le Torrette lanciamissili. Oltre a questo può anche ospitare nella sua parte centrale il Beam Rifle che, grazie ad un apposito supporto a pinza, viene agganciato alla struttura. Questo posizionamento si dimostra veramente ben studiato perché consente l’appoggio dei due cannoni M68 contribuendo in modo molto efficace al sostegno delle due grosse armi. Per completare la Full Weapons mode si fissano alle parte bassa delle gambe due placche corredate di apposito perno di fissaggio per le torrette lanciamissili Balthus. In realtà ci viene fornita la possibilità di realizzare una doppia versione della Full Weapons. E’ possibile scegliere come e dove alloggiare gli armamenti ottenendo un mix espositivo davvero esplosivo. Si può quindi optare per gli M68 Cattus posizionati dietro alla schiena con le torrette impugnate e viceversa, oppure alternare un cannone ed una torretta lanciamissili nel back pack ed impugnare ovviamente le altre due armi restanti. Insomma, a noi la scelta su come esporre il grande arsenale dell’Astray Blue Frame.

Come accennato in precedenza, le armi sono realizzate davvero in modo superbo con dettagli davvero bellissimi. Si possono osservare addirittura i proiettili all’interno dei due caricatori degli M68 Cattus e delle Torrette lanciamissili. Proiettili che a loro volta sono realizzati con notevole cura e dovizia di particolari. Un cenno anche per la basetta espositiva che rimane la classica di sempre, base rettangolare con braccio a scorrimento. Nella confezione ci sono due diversi sostegni da applicare al modello in base alla modalità scelta. 

Nonostante il modello sia un mero copia/incolla dell’uscita precedente, il ricco arsenale a disposizione consente all’Astray Blue Frame di ritagliarsi un proprio perché all’interno delle nostre collezioni. La versione Full Weapons è chiaramente il fiore all’occhiello della produzione che, con la sua imponenza, fa fare il salto di qualità all’intera realizzazione Bandai.





sabato 29 aprile 2017

EAGLE FIGHTER METAMOR FORCE



Dopo il bellissimo Dancouga ed il compagno Black Wing, Sentinel decide di celebrare, con un modello dedicato, il trentesimo anniversario della serie. Ecco arrivare l'Eagle Fighter, primo componente della formazione Dancouga. La confezione è davvero di dimensioni molto ridotte, un piccolo box in cartoncino con all'interno un blister in plastica trasparente. Dentro troviamo il nostro robottino, un set di mani aggiuntivo ed un fucile (Beam Gun), unica arma in dotazione. Nella parte sottostante il classico libretto delle istruzioni.

Il modello si presenta ben fatto e curato in ogni dettaglio, nonostante le dimensioni di soli 12,5 cm (misura alla testa), si percepisce subito che fra le mani si ha un prodotto di qualità. L'Eagle Fighter è costruito esclusivamente in plastica ed ha snodi ad atrito in ogni parte del corpo. La verniciatura è veramente di ottima qualità, i colori sono opachi e ben stesi su tutte le superfici che risultano essere prive di qualsiasi imperfezione. L'obbiettivo di Sentinel con la realizzazione di questo modello, è quello di esaltare le caratteristiche di questo modulo, impossibili da valorizzare nel Dancouga viste le piccole dimensioni. L'Eagle Fighter compie tre trasformazioni, Aggressive Humaroid – Aggressive Beast-  Head Mode.

La Aggressive Humaroid è la versione mecha, quella che ci troviamo difronte all'apertura della confezione. Il robot è molto posabile, gli snodi concepiti gli consentono di realizzare ottime pose dinamiche. Grande libertà di movimento soprattutto per le braccia che possono essere addirittura ruotate di 360 gradi a livello del bicipite. Sentinel, per esigenze di trasformazione, ha reso possibile anche la rotazione del busto che, prima di ogni posizionamento, dovrà essere tirato verso l'alto. Le gambe si divaricano discretamente, è questa forse l'unica piccola limitazione della versione Humaroid. Allargandosi le due estremità vanno a toccare il corpo centrale creando un blocco. Qui però Sentinel ha sapientemente aggirato il problema facendo ruotare i femori appena sotto l'aggancio al corpo del modello. Questa soluzione va a colmare il gap descritto appena sopra. Le caviglie poi si piegano tantissimo concedendo sempre un appoggio estremamente sicuro all'Eagle Fighter. Come scritto all'inizio, l'unica arma in dotazione è il Fucile Beam Gun di notevole lunghezza. Particolare molto apprezzato è la realizzazione della mano con impugnatura fissa. Si può sganciare dalla struttura dell'arma per consentire l'inserimento sul perno del polso senza il minimo problema. In generale il mecha, pur essendo abbastanza leggero, pesa solamente 60 grammi, risulta essere ben bilanciato. Le grandi ali ed il volto del Dancouga posto sulla schiena, fungono da zavorra e permettono all'Eagle Fighter di mantenere ogni posa senza problemi.

Dopo aver apprezzato le doti della versione Aggressive Humaroid, è giunto il momento di passare alle trasformazioni. Qui è d'obbligo consultare il libretto che ci guida passo passo per ogni singola sezione. Ottenere la versione Aggressive Beast si è rivelata operazione non molto semplice, causa  alcuni passaggi spiegati non molto chiaramente dalle istruzioni visive. Il punto focale è senza dubbio il ribaltamento delle gambe ed il corretto posizionamento delle braccia. Una volta superate queste due fasi il gioco è praticamente fatto. Bisogna però sottolineare  l'ottima realizzazione tecnica di Sentinel, ogni parte ha un suo punto di fissaggio, questo fa si che il modulo Eagle Fighter una volta trasformato, non abbia parti che si possano muovere.

Dalla versione Aggressive Beast si passa, diciamo abbastanza semplicemente, alla versione Head, ovvero la testa del Dancouga. Come per la trasformazione precedente ho trovato difficoltà nei passaggi riguardanti il posizionamento delle braccia. Sostanzialmente bisogna cambiare la posizione dei due piccoli perni ad L che gestiscono i movimenti delle braccia. Cambia proprio la posizione che, nella sua disposizione finale, porta all'arretramento delle braccia, fondamentale per poter chiudere i panelli laterali (le ali). Superata questa fase si procede molto semplicemente al completamento della trasformazione. Anche qui ogni parte ha il proprio punto di fissaggio che rende il tutto perfettamente stabile. La mancanza più grande e penalizzante è l'assenza di un qualsiasi display stand, soprattutto per l'esposizione della versione Head Mode. Si poteva creare un supporto che riproducesse una sezione del busto del Dancouga, in modo da potervi agganciare ed esporre la testa. Anche le altre due modalità ne avrebbero sicuramente beneficiato, un supporto per pose in volo dell'Eagle Fighter i versione Aggressive Beast sarebbe stato molto gradito.

La serie Metamor Force mette in mostra tutta la grande capacità tecnico/creativa di Sentinel. L'Eagle Fighter risulta essere un prodotto davvero ben studiato per esaltare tutte le proprie doti tecniche. Pur con qualche difficoltà comprensiva dovuta al libretto istruzioni, le trasformazioni si eseguono in modo fluido e preciso. La scelta di usare snodi a frizione non penalizza il modello che mantiene sempre un'ottima rigidità, anche dopo numerosi posizionamenti. Peccato veramente per l'assenza di un display stand dedicato, avrebbe indubbiamente aumentato il prestigio di tutta la realizzazione. Infine non posso non citare il fattore prezzo, la cifra richiesta da Sentinel taglia nettamente il numero dei possibili acquirenti rilegando il modello ad essere un prodotto di nicchia per soli appassionati della serie Dancouga.



domenica 26 marzo 2017

GX71 GOLION SOUL OF CHOGOKIN



Esisteva una volta un essere tanto arrogante da voler sfidare perfino gli dei. Per punirlo questi lo divisero in cinque parti dalla forma di leone, che precipitarono sul pianeta Althea dove tuttora giace nascosto .Da tutt'altra parte dell'universo invece, cinque ragazzi che lavorano come esploratori spaziali tornano sul proprio pianeta, la Terra, scoprendo che in loro assenza è scoppiata la terza guerra mondiale e che l'umanità si è ormai estinta. I giovani non hanno nemmeno il tempo di disperarsi che vengono catturati da una nave spaziale dell'impero di Garla. Infatti mentre sulla Terra si consumava la terza guerra mondiale, l'impero degli uomini bestia di Garla stava conquistando l'intero universo. Tenuti prigionieri sul pianeta alieno i cinque riescono però a fuggire e durante l'inseguimento una luce li guida verso il pianeta-regno di Althea dove eseguono un atterraggio d'emergenza. Qui incontrano la principessa Fara e scoprono dell'esistenza dei cinque leoni robot. Fara vuole ostacolare i piani di conquista di Daibazaal, imperatore del pianeta Garla, che sta soggiogando e massacrando tutte le popolazioni dell'universo. Per questo affida ai cinque ragazzi i cinque leoni che faranno rivivere il leggendario dio protettore Golion. La serie si caratterizza per avversari particolarmente crudeli e privi di qualsiasi sentimento, che non si limitano solo ad assoggettare popolazioni aliene, ma le sottopongono anche alle pratiche più umilianti (per esempio agli schiavi) vengono dati da mangiare altri schiavi morti nei campi di lavoro). La serie colpisce subito duramente anche lo spettatore, quando nei primi episodi uno dei cinque protagonisti muore e viene sostituito dalla principessa Fara alla guida del leone blu. In un crescendo di eroismo che si oppone alla malvagità dei Garliani, le battaglie non sembrano avere mai fine...
Questo era Golion, serie arrivata parzialmente in Italia nel 1982. Poi ci tornò nel 1986 con il nome Voltron. Per via delle molte repliche questa versione è ormai più conosciuta dell'originale. Ma Voltron è una versione riscritta e rimontata dagli americani, dove il robot viene diviso in cinque dalla strega Haggar, dove nessun pilota muore ma esce semplicemente di scena per via di una ferita, dove non appaiono crudeltà disgustose e l'atmosfera generale è molto più leggera. L'intervento americano arriva anche a sostituire tutte le musiche originali con altre create appositamente. In sostanza non è che la storia cambi di molto, ma l'originale è noto per la sua rappresentazione disumana e crudele della schiavitù, cosa che in Voltron è stata totalmente rimossa. Inoltre la versione statunitense proseguiva inglobando nella storia il robot Dairugger XV, rinominato Vehicle Voltron, per poi concludersi con 20 episodi commissionati a Toei per ripresentare il cast della prima serie, molto più amato dai telespettatori americani. Per ironia della sorte, nemmeno la versione americana arrivò interamente in Italia, dove venne trasmessa solo la prima parte corrispondente a Golion.

Il 2016 non è stato un anno particolarmente proficuo per la serie Soul of Chogokin, anzi, probabilmente è stato il più povero di uscite di sempre…..ma quando tutti stavamo per pronunciare la parola fine, ecco che come un fulmine a ciel sereno, Bandai rompe il silenzio ed annuncia la realizzazione di un nuovo modello. Il Gx71 Golion! Il personaggio è decisamente importante, uno dei famosi pezzi da novanta che mancavano all’appello e molto richiesti dalla comunità di appassionati. Chiaramente Bandai propone la realizzazione completamente licenziata e quindi fedele alla serie televisiva. 

La confezione si presenta con dimensioni tutto sommato contenute, bellissimi come sempre gli art work che raffigurano il modello, Bandai è sempre maestra nel presentare i suoi prodotti. Essendo il personaggio conosciuto anche con il nome Voltron, le copie esportate vengono dotate di una seconda copertura riportante appunto il nome Voltron - Defender of the Universe. La particolarità della sovra scatola export è quella di avere l’immagine principale differente, tutte le descrizioni ed i nomi delle armi in inglese nella parte posteriore, qui con immagini identiche a quella giapponese. All'interno un box in polistirolo di notevole peso contiene i cinque leoni, lo scudo e le armi da taglio. Due blister in plastica per  display stand, altre armi ed accessori. Chiude la dotazione il classico libretto illustrativo a colori. C’è anche una spruzzatina di vintage con i numeri adesivi da applicare sui cinque leoni. In generale quindi ottimizzazione degli spazzi davvero ben concepita.

I cinque leoni sono tutti notevolmente posabili, questo grazie ai numerosi snodi che Bandai ha inserito sulle varie parti del corpo. Le zampe giocano un ruolo fondamentale, possono essere realmente posizionate in molti modi diversi grazie alle articolazioni ad estrazione. La parte terminale poi può ulteriormente essere inclinata e piegata per essere adattata perfettamente alla superficie di appoggio. Anche il corpo dei felini può compiere diversi movimenti, compresa la posa da seduti, andando a sfruttare quegli accorgimenti che consentono al mecha assemblato di avere una posabilità di tutto rispetto. Ognuno è dotato di proprie armi che possono essere inserite nelle bocche e sulle spalle. Da notare che sul palato di ogni leone è stata concepita una sede di fissaggio, quindi il rispettivo accessorio viene agganciato e bloccato in modo molto sicuro.

Il leone nero è il più grande della formazione, è dotato di articolazioni a scatto in quasi ogni parte del corpo. Molto ampio il raggio d'azione della testa che può compiere praticamente ogni movimento. Il busto ad estrazione poi va ad ampliare ancor di più la libertà di movimento del felino nero. La coda può essere ruotata e posizionata a piacimento essendo dotata di un piccolo snodo a sfera. In fase di trasformazione diventa la parte centrale del corpo di Golion.

I leoni rosso e verde sono invece quelli più piccoli e leggeri di tutto il gruppetto. Hanno le articolazioni ad atrito, ma offrono ugualmente un ottima resistenza ed affidabilità. Sono dotati di uno sportello apribile sulla schiena che rivela una delle armi in dotazione. Nella parte centrale del corpo l’articolazione presente permette posizionamenti davvero molto dinamici, atti a simulare le classiche pose da felino. Le code sono onestamente bruttine, di colore grigio e poco posizionabili.    Nonostante le dimensioni più contenute, anche i leoni rosso e verde hanno la testa discretamente articolata. In fase di trasformazione diventano le braccia del mecha.

I Leoni blu e giallo chiudono la formazione Golion, molto pesanti ed anch’essi ben articolati. Le zampe sono dotate di articolazioni a scatto nella parte centrale e gestiscono la fase di piegamento. Quella di rotazione invece è affidata a snodi ad atrito, sempre di ottima rigidità anche dopo numerosissimi posizionamenti. Anche questi due felini possono piegare ed inclinare il corpo e la testa in maniera molto convincente e realistica. Come i Leoni rosso e verde, anche il blu è dotato di uno sportello apribile sulla schiena che contiene una terza arma all’interno. Quello giallo invece possiede un cannone in bella vista che può essere sollevato e posizionato a piacimento. Le code sono realizzate come su quello nero, quindi orientabili a piacimento. Nella trasformazione finale diventano le gambe ed i piedi del Golion.

Eccoci arrivati al magic moment, ovvero l'unione dei cinque leoni. La fase di trasformazione in verità è piuttosto semplice ed intuitiva, però io consiglio sempre di guardare i vari passaggio riportati sul libretto allegato. Il leone nero è stato dotato di sportelli apribili per far rientrare e nascondere le zampe anteriori. Una volta fatto questo passaggio, si ruota tutto all'indietro in modo che le parti rosse si uniscano alla placca pettorale. Qui si procede poi con il blocco delle parti che avviene spingendo verso l'interno i due fermi presenti. Si estendono completamente le zampe posteriori con particolare attenzione al posizionamento dei piedi. Le ali rosse si ribaltano e si allargano, la coda ruota contro la schiena e la bocca rivela al suo interno il volto del robot. Per finire, si aprono le corna gialle e si preme verso il basso tutta la testa. Il leone nero è pronto per l'aggancio agli altri componenti della formazione.  I leoni rosso e verde ruotano la loro parte centrale, raccolgono le zampe e la testa viene spinta verso l'interno. Come ultimo passaggio bisogna piegare a novanta gradi la parte terminale dove sono agganciate le code. Code che possono essere tranquillamente lasciate al loro posto ed inserite insieme al perno di fissaggio nelle apposite sedi del leone nero. Le braccia ora sono in posizione.

E' ora il momento di preparare gli ultimi due felini, i leoni blu e giallo, qui è d'obbligo consultare il libretto delle istruzioni. Come primo passaggio bisogna piegare le teste, aprire e ruotare all'indietro il piccolo sportellino che troviamo immediatamente sotto al collo. Questo si tramuterà in una sorta di “tacco” per consentire ulteriore stabilità al modello. Mi raccomando, apritelo! Dopo questo passaggio è il momento di ripiegare le zampe, quelle anteriori andranno anche bloccate tramite una semplice pressione. Un sonoro clack indicherà l'avvenuto fissaggio. Le code ruotano e si piegano all'interno dell'apposita sede, mentre come ultimo passaggio, si aprono le sedi di agganciamento per il leone nero. Attenzione anche qui ai passaggi indicati dalle istruzioni, un pannello ruota all'interno della struttura, mentre il secondo all'esterno. Ora anche le gambe sono in posizione.

E' ora il momento di unire tutti i componenti della nostra formazione Golion. L'operazione è davvero semplicissima, un pizzico di attenzione va posta solamente per l'inserimento delle zampe nei leoni blu e giallo controllandone il corretto allineamento. Una volta inserite si chiudono gli sportellini esterni aperti in precedenza, questi bloccano definitivamente le zampe all'interno della struttura. Potete tranquillamente sollevare e far oscillare il modello, le gambe rimarranno sempre bel salde. Piccola curiosità, per procedere allo sganciamento delle gambe, Bandai ha realizzato un apposito pulsante di sblocco. E' segnalato nel libretto, ma è ben mimetizzato all'interno della sede posteriore delle zampe. Io stesso all'inizio non lo avevo notato…..grazie Cris.

Quello che ci troviamo davanti è un colosso di ben 27 centimetri con un peso di 1425 grammi! Al tatto non sono molte le parti in metallo, Bandai lo ha concentrato molto di più nella struttura interna. Le articolazioni sono quasi tutte a scatto e gestiscono i movimenti fondamentali del modello, quindi quelli delle gambe e delle braccia. Molto apprezzata la soluzione dell’articolazione ad estrazione dei gomiti (leoni rosso e verde) che va ad aumentare sensibilmente il movimento in fase di piegamento. Attenzione qui a posizionare la parte corretta quando si compie la fase di trasformazione. Per essere un grande componibile, questo Gx71 ha una buona posabilità e lo si può davvero posizionare in molti modi differenti. Sfruttando poi il piegamento del busto e del bacino, si ottengono bellissime pose dinamiche. Tutti gli accorgimenti adottati per rendere i leoni estremamente mobili, esaltano quindi le prestazioni finali del Golion una volta assemblato. Abbiamo quindi inclinazione notevole delle caviglie, piegamenti nella parte sottostante al ginocchio, rotazione dei femori e perfino una parziale flessione in avanti delle spalle! Giocando poi con la rotazione dei piedi (teste leoni blu e giallo) e con i movimenti delle zampe anteriori, il modello trova sempre un ottimo appoggio a terra. Le plastiche usate per la realizzazione del GX71 sono in pasta e non verniciate, questo però non è assolutamente un difetto. La colorazione delle varie parti è davvero molto convincente, questo senza dubbio dovuto alla qualità dei materiali impiegati. Quello che a mio parere stona un pochino, sono le parti cromate che vanno in contrasto con quelle colorate. Personalmente non ho mai apprezzato questa soluzione nei vari Gx, preferisco una colorazione omogenea su tutto il modello. Il Golion Bandai è senza dubbio la miglior e fedele realizzazione disponibile oggi sul mercato dedicata a questo personaggio.

Le armi in dotazione non sono  molte, abbiamo il classico spadone, peraltro ottimamente rifinito sull’elsa, due lame che possono essere anche unite fra loro ed il famoso scudo a stella. Da notare anche un secondo volto con espressione facciale diversa da alternare a quello già inserito sul modello.

Ultimo sguardo è dedicato al display stand che troviamo incluso nella confezione. E’ composto da cinque parti che vanno assemblate fra loro in modo semplicissimo ed intuitivo. Sulla basetta, come da tradizione della serie Soul of Chogokin, abbiamo la targhetta con il nome del personaggio. Essendo conosciuto con due nomi diversi, Bandai ha pensato di accontentare tutti inserendo entrambi. Troviamo quindi la targhetta con il nome in caratteri giapponesi, Golion, e quella in inglese Voltron. Nello stand è praticamente possibile alloggiare tutte le armi. La parte superiore fatta a scalini accoglie tutte quelle da taglio, mentre nella parte interna alla basetta sono posizionati lo scudo ed il secondo volto del mecha. Lateralmente e nel ripiano scorrevole all’interno, sono invece accolte le altre armi dei leoni, quelle che si applicano alle spalle. Il display stand offre anche un’ultima chicca, nascosti nella parte sottostante del ripiano scorrevole, troviamo quattro perni in plastica. Questi piccoli accessori, uniti agli stand ACT Bandai, servono per simulare la posa del lancio delle teste dei leoni. Durante la nostra prova però abbiamo riscontrato un problema. I due perni riservati alle teste dei leoni blu e giallo, vengono stranamente respinti dalla sede di fissaggio, rendendo impossibile il loro aggancio al braccio dello stand. Credo che il problema sia dovuto alla poca profondità delle sedi delle due teste. A sostenere la mia tesi c’è l’assoluta perfezione dell’inserimento su quelle dei leoni rosso e verde che risultano infatti essere più profonde.

Bandai riaccende la serie Soul of Chogokin con una produzione magistrale! Quello che all’annuncio poteva sembrare un modello poco curato, si è rivelato invece un gran bel prodotto. Sicuramente la poca presenza sulla struttura esterna del metallo sarà pretesto per criticare il lavoro e le scelte della casa nipponica, ormai ci abbiamo fatto l’abitudine. La realtà è che questo Golion si presenta solido, ben costruito e soprattutto ben progettato. La serie Soul of Chogokin riapre i battenti e lo fa con un Gx davvero eccezionale! Bandai è tornata ed ha già lanciato la sfida a tutta la concorrenza…..sarà un 2017 infuocato…..! Un ringraziamento particolare all’amico Cristian per i consigli e la splendida intro storica di questa recensione.