sabato 10 settembre 2016

BLACK GETTER ROBOT SUPER ROBOT CHOGOKIN


Bandai chiude il cerchio, almeno per ora, dei Getter Robot per la linea Super Robot Chogokin e lo fa realizzando il Black Getter Ryoma Mode. Uscito solamente come Tamashii Collectors Shop, questo Black Getter completa il trio dedicato ai Getter protagonisti della serie Last Day. Bandai inserisce nella confezione del modello (18,5x20x9)  i due fucili che mancano alla dotazione armi del Getter 1. Ovviamente qui non sono state inserite le Tomahawk che chiaramente sono presenti nella confezione del Getter 1. Oltre a questo la dotazione si completa con altri accessori: 5 set di mani, addome intercambiabile, effetto Getter Beam, sciarpa e mantello. Non manca il classico aggancio per fissare il modellino agli stand ACT Bandai. Il modello ripropone tutto ciò che di buono è stato fatto sul Getter normale, con snodi alle spalle ed al bacino migliorati notevolmente. Esteticamente la realizzazione Bandai rispecchia abbastanza la controparte animata, anche se la parte addominale ha subito un restyling abbastanza marcato. La cura generale di questo SRC risulta essere più che valida, ad un attento esame non ho riscontrato alcun segno o sbavatura, il tutto è molto omogeneo e ben rifinito. La pecca più grande di questo Black Getter Super Robot Chogokin è sicuramente il prezzo, viene venduto al doppio di quello a cui potete trovare il Getter One. Vi lascio come sempre alla mia galleria fotografica, stay tuned!



venerdì 9 settembre 2016

UFO ROBOT GRENDIZER EX GOKIN



Era solo questione di tempo, prima o poi anche il nostro amatissimo Goldrake avrebbe dovuto vedersi i connotati sconvolti e reinterpretati dalla diabolica mente di Taku Sato, il designer che con i suoi celeberrimi bozzetti muoveva i fili delle produzioni Art Storm/Fewture… Dopo gli apprezzamenti pressoché unanimi per l’eccezionale trio Getter G, l’attesa per questa produzione Fewture era ovviamente alle stelle, eppure già alla presentazione del grigio prototipo le reazioni non furono così entusiaste. Lasciandosi alle spalle il design dei suoi ultimi chogokin (pompatissimi, incattiviti, eppure sempre riconoscibili a colpo d’occhio), Fewture sconvolge ulteriormente gli equilibri estetici e propone un Goldrake più che mai massiccio e incazzato, che perde però parecchi dei propri tratti distintivi fondamentali al punto che molti, con tutta la buona volontà, qui il Grendizer non riescono a vedercelo, nemmeno come nume ispiratore.

E in effetti il robot nagaiano perde, ad esempio, i tipici arti inferiori cilindrici e i piedi tondeggianti in favore di gambe e cosce iper-muscolose e piedi curiosamente appuntiti, che rimandano parecchio allo sculpt dello Shin Getter One EX. Sempre con la manina pesante Fewture è intervenuta sul busto, pluristratificato, sui discutibili magli con punte di varie lunghezze e sul resto del corpo. Ma, anche se si nota qualche incoerenza tra le varie parti del mecha, è inutile stare qui a criticare scelte che avranno un impatto diverso su ogni appassionato a seconda dei gusti personali, pertanto mi limito ad osservare una quantità di dettagli che ha dell’eccezionale e che ben si sposa con una colorazione davvero azzeccata e stesa ottimamente, che personalmente ho apprezzato moltissimo.

Sul fronte materiali ritroviamo il classico connubio tra parti interne/snodi in plastica e le parti a vista in larga parte in metallo, anche se annoto una effettiva diminuzione dell’utilizzo della sacra zama rispetto ai tradizionali standard EX Gokin (il Grendizer pesa circa 830 grammi per 26 cm di altezza), che sinceramente non saprei come giustificare (risparmio sulla lavorazione? Scelta tecnica per un futuro inserimento nello Spacer?), ma al tempo stesso ci tengo a chiarire che abbiamo comunque tra le mani il solito bel mattoncino Fewture, un vero chogokin.

Ed è un prodotto solido e posabile, grazie alla solita miriade di snodi a scatto e il bacino estraibile (novità per un EX Gokin), stranamente da sfruttare anche per muovere in avanti le gambe; attenzione però alle parti che possono cozzare le une sulle altre, che stavolta non sono poche: le spalline sulle metallose lame dell’alabarda, i magli sulle rispettive braccia, le corna della testa ancora sulle lame e così via, quindi occhio! Peccato per i piedi in plastica, a mio avviso un po’ mollicci… forse preferire il metallo avrebbe giovato alla stabilità generale, comunque buona, beninteso. Complessivamente si tratta di un lavoro più che buono, questo Grendizer si può senz’altro valorizzare con una posa dinamica e cazzuta.

Stupendi gli accessori, con le pesantissime e spettacolari alabarde con lame in metallo (rette discretamente dalle braccia) e il Double Spacer dotato di una colorazione davvero ottima e uno sculpt stranamente piuttosto classico, quasi in contrasto con il robot principale pesantemente re-inventato. L’attacco a quest’ultimo è tecnicamente semplicissimo, ma leggermente ostico: ho dovuto esercitare una discreta pressione prima di sentire il fatidico “claaack!!”, senza il quale lo Spacer è solo appoggiato. Non proprio un tocco di classe il dover ricorrere ad uno spessorino trasparente da frapporre tra il mecha e la navicella, questo per evitare dannosi sfregamenti tra parti le verniciate.... Presente anche il solito stand in bundle con questi chogokin, piattaforma circolare con asta regolabile in metallo.

Nota di demerito per l’imballaggio… ottimo l’alloggio in polistirolo, ottimo il cartonato esterno, ma nulla separa il tutto dal brown box, che è quindi a contatto diretto con la scatola, non essendoci più i funzionali angolari in polistirolo che tra l’altro facevano tanto “oggetto da collezionismo”… per contro, il packaging così risulta è meno ingombrante.

Si tratta senza dubbio di un ottimo prodotto, massiccio, imponente, spettacolare; tuttavia, visto il costo esorbitante e l’estetica pesantemente stravolta (non solo rispetto ai canoni classici, ma anche rispetto agli altri prodotti Fewture), forse la scelta migliore sarebbe quella di visionarlo dal vivo e poi valutarne l’eventuale acquisto. E’ un pezzo davvero esagerato, in tutti i sensi…